Mentre leggi, la vita si appunta a margine

Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorso senza vivere, in compagnia d'un libro preferito. Tutto quel che (a quanto ci sembrava) li riempiva per gli altri, e che noi scartavamo come ostacoli volgari a un piacere divino, il gioco per il quale un amico veniva a cercarci nel punto più interessante; l'ape o il raggio di sole che ci davan fastidio, costringendoci ad alzar gli occhi dalla pagina o a cambiar di posto; le provviste che ci erano state date per l'ora di merenda e che lasciavamo accanto a noi sul sedile, senza toccarle, mentre, sopra il nostro capo, il sole diminuiva di forza nel cielo azzurro; il pranzo che ci aveva obbligati a rientrare e durante il quale pensavamo solo a salire subito dopo, in camera, a terminare il capitolo interrotto, tutto questo, di cui la lettura avrebbe dovuto farci sentire soltanto l'importunità, ne imprimeva invece in noi un ricordo talmente dolce (e, secondo il nostro giudizio attuale, più prezioso di quel che leggevamo allora con amore) che, ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni passati, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le case e gli stagni che più non esistono.

— Marcel Proust, Sur la lecture, 1905

Hammerbrook - City can this really be true?

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